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IL CARNEVALE - le origini -
La più probabile etimologia del termine Carnevale pare essere “carnem valere”, cioè togliere la carne, con chiara allusione al precetto religioso che prescrive una dieta magra di penitenza dopo i bagordi festaioli.
Le origini del Carnevale, però, risalgono alla Roma pagana, alle Feste Saturnali, iniziate nel 263 a.C., anno del completamento del tempio dedicato a Saturno. Durante i festeggiamenti (che duravano dai tre ai sette giorni), il popolo si riversava nelle strade cantando ed osannando a Saturno; veniva anche eletto un Re della Festa, che si incaricava di organizzare i giochi popolari nelle piazze cittadine.
Pare che proprio durante i Saturnali abbia avuto luogo, per la prima volta, il lancio di confetti, fiori e frutta sui cortei tumultuanti nelle strade.
Col passare degli anni fu adottato un abbigliamento particolare, costituito da un vestito scollacciato (synthesis) e da un cappello senza tesa (pileo).
Lo stesso imperatore partecipava, così conciato, al divertimento collettivo ed era persino permesso lo scambio delle parti, nel senso che lo schiavo diventava padrone e il padrone doveva ubbidire allo schiavo.
Questa usanza voleva ricordare i tempi mitologici e beati della creazione del mondo, opera proprio di Saturno, quando gli uomini erano tutti uguali e felici.
Le maschere apparvero solo in un secondo tempo, adottandole dai Baccanali, feste sfrenate in onore di Bacco. La loro origine forse è dovuta a precise esigenze pratiche: evitare di essere riconosciuti o nascondere possibili rossori nel bel mezzo di pratiche tra le più viziose che il mondo ricordi.


Con l’avvento del Cristianesimo, si cercò di riportare un po’ d’ordine e di pulizia nel panorama delle feste romane. Poiché, tuttavia, la tendenza al divertimento è insita nel carattere umano, anche il Carnevale cristiano fu fondamentalmente un’occasione per riunirsi, cantare, raccontare storie piccanti e combinare, nei limiti del consentito, qualcosa di inconsueto e venne stabilito che il Carnevale durasse dall’Epifania sino a 40 giorni prima della Pasqua.
Nel corso dei secoli il Carnevale attraversò varie vicissitudini: durante l’anno Mille venne ridotto ad una settimana; venero introdotte giostre e tornei (XII sec.); in occasione delle feste venivano eseguite nelle piazze le sentenze capitali tramite la forca e la ghigliottina (che erano sempre motivo di “divertimento” per il popolo, fino alla Rivoluzione francese); durante il periodo carnevalesco vennero rappresentate commedie e farse (1600); vennero utilizzati, come travestimenti, i personaggi della Commedia dell’Arte, quali Arlecchino, Colombina, Pulcinella, ecc. (1700); nel 1870 si introdussero i veglioni.
L’origine dei Carri Allegorici è abbastanza recente e avvenne a Viareggio nel 1873, quando fu organizzata, più per burla che altro, una sfilata di carri agricoli e carrozze signorili, da cui i passeggeri tiravano sulla folla coriandoli, dolci e gessetti colorati. L’iniziativa riscosse un consenso unanime e si decise di ripeterla l’anno successivo. La gente cominciò a mascherarsi usando l’unto delle padelle, la cenere dei camini e la famosa terra rossa di Toscana. In seguito si utilizzò la cartapesta per fare i tipici e variopinti mascheroni e, contemporaneamente, venne migliorata la tecnica dei carri. Nel 1883 suscitò grandissimo entusiasmo un carro chiamato “I quattro Mori”, che riproduce appunto l’omonimo monumento di Livorno: questo fu il primo vero carro allegorico carnevalesco.

 

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